E… sarebbe?

Sarebbe che i pensieri, come i capelli (e i giardini), se lasciati a sè stessi, tendono a crescere un po’ troppo a casaccio,

ed è risaputo che il caso produce di rado qualcosa di buono (non per niente il suo anagramma è “caos”…). Sarà anche vero che mille scimmie possono riuscire a comporre la Divina Commedia battendo alla cieca sui tasti di mille macchine per scrivere, ma se uno spera di tirare fuori un best-seller in questo modo rischia di dover aspettare per un bel pezzo (senza contare che mille scimmie fanno un sacco di cacca, e mille macchine per scrivere un sacco di casino).

Di conseguenza, senza un po’ di lavoro con il rastrello e le cesoie, il nostro giardino (quello che abbiamo dietro agli occhi), rischia di trasformarsi in una giungla.

“Wow! Una giungla? Affascinante!”

Beh, le giungle possono anche essere affascinanti nei documentari, ma a viverci dentro lo diventano molto meno, potete credermi: parlo per esperienza (dal latino experire, cioè “sperimentare”).

Io ho vissuto per un sacco di anni, in una di queste giungle, e posso garantire che sono posti piuttosto pericolosi.

Soprattutto perché quando alla fine le liane e le piante urticanti ti stringono in un angolo, la  tentazione di aprirsi una strada con qualsiasi mezzo – una strada qualunque, pur di uscire da lì – diventa molto, molto, molto forte, e… Beh, insomma: si rischia di fare danni, diciamo così.

Quindi, molto meglio pettinare i nostri pensieri – come i nostri capelli – tutti i giorni.

Non è una cosa che si possa fare una volta e poi illudersi che tutto resti in ordine: i venti del cambiamento e i cuscini dell’inerzia tenderanno sempre a spettinarli di nuovo… Ma non importa: quello che importa è non darsi mai per vinti, e farlo diventare un’abitudine.


Per i capelli, circa cinquemila anni fa un qualche omino (o donnina) inventò il primo pettine,

fatto con un osso; per i pensieri, invece, abbiamo dovuto aspettare un po’ di più.

Io, da parte mia, mi limito a pescare qua e là modelli di psicopettini che mi sembrano interessanti,

li collaudo e riporto qui sopra quelli con cui mi sono trovato meglio. Tengo a precisare che non sono uno psicologo né un trainer, ma solo uno che è sopravvissuto per anni in una giungla ed è riuscito a venirne fuori senza finire arrostito dal napalm, stritolato da un serpente o spappolato dalla macchina trita-tronchi dei nazisti di Indiana Jones e il Teschio di Cristallo – tanto per ricordare alcuni dei rischi che si corrono a stare lì dentro.

So come si vive in quello schifo, e non sono sicuro che esista una ricetta universale per uscirne:

sono però sicuro che ognuno, una volta trovata la propria, possa farlo.

Non da un momento all’altro, forse, ma con un po’ di calma e pazienza, un colpo di pettine oggi e uno domani, prima o poi si finisce per posare il piede su un piccolo sentiero che ispira fiducia, lo si segue, si suda un po’, ci si spaventa, ci si perde di nuovo, ma da lì in poi è solo questione di tempo, prima di rivedere (o vedere per la prima volta… !) le stelle brillare nel cielo sopra la nostra testa.

Dunque: benvenuti al Pettine dei Pensieri!

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